La collezione Identità Animale trae ispirazione dall’arte tribale, l’arte rupestre con una interpretazione in chiave moderna.

Si avvicina non per stile, ma per incontri di strada verso l’Art Brut. Non ne percorre tutto l’abisso psicologico degli stessi artisti appartenenti, ma ne senti il contagio, la vicinanza concettuale.

E’ un grido di speranza, un urlo, un tuono che parte dal cuore, sale verso l'alto, esce dalla gola: è una rivalsa di un piccolo bambino, sensibile, silenzioso.

Così si racconta l’artista: Identità Animale per me sono opere di ritratto, nel profondo di me. Ombre, stanze che vengono illuminate, sorrette, ascoltate, accolte. Animali, mostri, forze, energie.

Il pennello, il colore e la tela rimettono in ordine ciò che viene portato fuori dall’inconscio. Resto lì ad osservare, a comprendere, ci vuole tempo. Nei mesi successivi poi tutto è più chiaro, rende comprensione. Il dipinto una volta “asciugato” percepito, catturato è a livello simbolico una terapia: ne traggo beneficio, è il mio diario di bordo, le mie conquiste, le mie mete verso gli obiettivi. Ho guardato allungo in queste pitture di me, ho vissuto con queste parti di me, queste immagini parlano di me, del mio mondo.

Ricordi di quello che sono, sono stato, di quello che c’è in trasformazione. Avvolte soffici, avvolte spigolosi, cambiano in metamorfosi di essenza. La tecnica è mista, molto  tribale.

Il formato delle tele è quadrato, quasi cubico, a richiudere parti, istinti interni, come fosse uno scatto di polaroid. Il segno è grezzo, in evoluzione con lo stile ricami di tratti che si rifanno a dipinti che richiamano la pittura rupestre, il modernismo della street art di Jean Michel Basquiat. Nella tecnica prima c’è un approccio libero all’ispirazione del soggetto con pennello e colori acrilici. Una volta lasciato asciugare il colore viene lavorato per lo più con marker quali: uni posca.

E’ una raccolta "Identità Animale" che appartengono al mondo degli ultimi, tanto parlato e seguito da De Andrè, Don Gallo. Il riscatto simbolico degli ultimi, gli ultimi perché “diversi” nel pensiero (forse più autentici?), non omologati a canoni della società.

Andrea Boscaro